Successo o insuccesso?

Alla domanda: “Come è andata?”, dopo un esame o una interrogazione, si sente a volte risponedere: “E’ andata bene, per fortuna!”, oppure, in caso di insuccesso, si accusa il docente o la malasorte. Vediamo come sia importante capire e prendere coscienza di quali giustificazioni si danno in caso di successi o insuccessi. Si tratta cioè di comprendere a quali cause si attribuisce l’esito di alcuni eventi che ci riguardano personalmente.

Ellen Skinner¹ e colleghi hanno individuato tre aspetti cruciali di cui tenere conto nella prospettiva di cambiare atteggiamento verso lo studio:

  • la corrispondenza mezzi-fine:
    sforzarsi di agire in un determinato modo in corrispondenza di determinati obiettivi;
  • la possibilità di azione (agency):
    cercare di conoscere le modalità che possono portarci ad un risultato positivo;
  • il controllo:
    la condizione che ci permette di produrre l’esito positivo desiderato.

Lo studioso Weiner ²-³ ha distinto tre parametri di analisi nell’attribuire le cause dei nostri successi o insuccessi:

  1. il locus of control
  2. la stabilità
  3. la controllabilità

Vediamo di analizzarli insieme, così da poter riflettere sulle nostre convinzioni a proposito di causalità.

Locus of control

Si parla di locus of control qundo ci si riferisce al modo in cui interpretiamo gli eventi, a cosa attribuiamo le cause di ciò che ci capita. Tale attribuzione viene poi distinta, si differenzia cioè il nostro modo di considerare le cause se le valutiamo da un punto di vista interno o esterno.

Vediamo meglio cosa significa:

  • locus of control interno:
    quando si considerano i propri successi e insuccessi dipendenti da noi stessi, dal nostro impegno, dalle nostre abilità, allora l’attribuzione causale è interna;
  • locus of control esterno:
    consideriamo le cause come dipendenti da variabili esterne ossia non dipendenti da noi.

Se abbiamo un tipo di attribuzione causale esterna, quindi il locus of control esterno, saremo meno motivati allo studio.

Stabilità delle cause

Quanto le cause dei nostri successi o insuccessi possono cambiare nel corso del tempo?
Questa domanda pone uno spartiacque determinante nel considerare anche la modalità di attribuzione causale interna, considerata fin qui positiva.

Infatti quando attribuisco un insuccesso a me stesso perchè oggi ho sonno, faccio qualcosa di molto diverso da quando penso che oggi è andata male perchè “sono stupido”. L’incapacità momentanea dovuta alla sonnolenza è diversa da quella dovuta alla mia mancanza di intelligenza, considerata invece stabile nel tempo.

Ecco che si parla anche di stabilità e instabilità delle cause, non solo di attribuzioni causali interne ed esterne.
Se consideriamo immutabili alcune nostre capacità, considereremo altrettanto immutabili sia i nostri insuccessi che i nostri successi. Ci sentiremo perciò impotenti di fronte ad essi.

Nel caso invece di un locus of control esterno vediamo come farà la differenza se la nostra attribuzione di causalità è stabile o instabile.
Nel caso in cui attribuiamo il nostro insuccesso o successo ad un insegnante, ad esempio, se pensiamo che quel giorno non era dell’umore adatto, penseremo ad una motivazione non stabile nel tempo, mentre se pensiamo che il docente in questione sia incompetente, allora staremo ragionando in termini di cause stabili nel tempo.

Controllo

In questo contesto “controllo” significa quanto riteniamo di poter incidere sui nostri successi o insuccessi.

Il Professor Dweck afferma nel suo studio che pensare di avere successo esclusivamente per le proprie capacità e non per il proprio impegno, ci rende più vulnerabili agli insuccessi. In questo caso, infatti, pensiamo di non avere alcun controllo sui nostri successi a causa di un innato dono, la “teoria dell’essere” (entity theory), la chiama Dweck, ossia dell’essere intelligente, dell’essere capace.

Se infatti pensiamo di andare bene nei nostri studi perché siamo intelligenti, diventiamo vulnerabili agli insuccessi perché, quando avremo dei risultati negativi, penseremo di essere stupidi, metteremo in discussione cioè le nostre capacità.

Una frequente via d’uscita a questa frustrazione è quella di trovare delle cause esterne per gli insuccessi, quindi attrbuire all’insegnante o alla sfortuna il motivo dei nostri insuccessi.

Lo stesso autore osserva nel suo studio come in questi casi, diventando “dipendentidalle lodi riguardanti la propria intelligenza, si cercano facili successi per confermare la propria teoria di una innata intelligenza, non dovuta quindi al proprio sforzo e impegno, ma ad una sorta di dono, che o si possiede o si è condannati al fallimento. I risultati in questo modo riguarderanno il proprio valore personale piuttosto che la propria capacità di impegnarsi.

Una delle conseguenze di queste “diete dai facili successi“, come le definisce Dweck, sarà la mancanza di interesse e partecipazione, perchè l’unico fine sarà quello di confermare la propria intelligenza e dunque, come erroneamente si ritiene in questi casi, il proprio valore intrinseco. L’ulteriore esito sarà proprio il temuto insuccesso!


¹ Skinner, E. A., Zimmer-Gembeck, M. J., Connell, J. P., Eccles, J. S., & Wellborn, J. G. (1998). Individual differences and the development of perceived control. Monographs of the society for Research in Child Development, i-231.
² Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological review, 92(4), 548.
³ Weiner, B. (1995). Judgments of responsibility: A foundation for a theory of social conduct. Guilford Press.
 Dweck, C. S. (2000). Self-theories: Their role in motivation, personality, and development. Psychology Press.
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